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Chateau Margaux

Un'etichetta di vino per inaugurare il 2023


Se il nostro viaggio attraverso i grandi vini ed i grandi territori doveva iniziare da una grande bottiglia, credo che Chateau Margaux sia l’etichetta giusta per rappresentare l’eccellenza di un grande territorio, oltre al potenziale evolutivo di un vino d’eccellenza.

L’azienda ha sede a Margaux, nel Médoc, il comune che come nessun altro riesce a trasferire nei suoi grandi vini rossi la raffinatezza e la classe di Bordeaux. Tannini elegantissimi e capacità di invecchiare per decenni, queste sono le caratteristiche principali che i vini di Margaux mettono in campo.

La proprietà si estende su 90 ettari vitati prevalentemente a Cabernet Sauvignon, con Merlot e Cabernet Franc come validi comprimari. I terreni sono tipicamente composti da ghiaia fine con presenza di argilla, e rappresentano la tipica conformazione del territorio di Bordeaux, che poggia sull’estuario della Gironde, tra i fiumi di Garonna e Dordogna.

La sua storia inizia nel XII° secolo, ma come quella di tutti gli Chateau della zona di Bordeaux, è stata spesso travagliata ed ha visto susseguirsi nei secoli diverse proprietà tra le quali anche una Italiana di tutto rispetto, Gianni Agnelli ebbe infatti la maggioranza dal 1990 al 2003 quando, dopo la sua morte, venne ceduta dagli eredi dall’attuale proprietà, la famiglia di origine greca Mentzelopulos.

L’assaggio di Chateau Margaux rivela sempre una trama raffinata, dove complessità, densità e freschezza finale si trovano in perfetto equilibrio con quella struttura tannica esemplare, a cui sopra facevo precedentemente cenno. Tra i miei assaggi recenti non posso non citare un 2001 che perfettamente sintetizzava queste caratteristiche, il profilo olfattivo iniziava a lasciare spazio ad quella complessità che, in vini di questa caratura, arriva lentamente con il tempo e l’affinamento in bottiglia. All’assaggio la prima nota che emergeva era l’armonia del sorso e la sua incredibile lunghezza gustativa.

Per questi motivi, Chateau Margaux è un’etichetta sulla quale puntare senza alcuna esitazione, magari cercando di assicurarsi qualche bottiglia nel momento della venditaen primeurs”, quel periodo di fase iniziale della messa in commercio di questi vini in cui i prezzi sono un pò più abbordabili.

Mi piace l’idea di chiudere questo pezzo con le parole dell’Avvocato Agnelli che, visionario come pochi altri e dal fiuto per gli affari infallibile, già trent’anni fa diceva «Preferisco investire in vino che in azioni: se con il vino va male almeno me lo posso bere, con le azioni invece non posso farci niente!»

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